RECENSIONI
Kafka sulla spiaggia di Armando
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06-2008
Dopo una lunga attesa, dovuta a motivi che restano imperscrutabili, è finalmente disponibile anche in traduzione italiana l'ultimo romanzo firmato da Murakami Haruki, un autore che si è già affermato a livello internazionale con una serie di libri che recano inconfondibile l'impronta di un singolare talento.
Chi ha letto ad esempio il ponderoso "L'uccello che girava le viti del mondo", o anche "Dance Dance Dance", solo per citare i più apprezzati, sa che Murakami sa unire come pochi altri scrittori odierni l'osservazione acuta per le realtà marginali e la prosa del quotidiano con aspetti meno comuni alla tradizione europea, come un certo gusto per il mistero e l'esoterico, spesso ai confini con quello che comunemente si definisce "fantasy". Una ricetta inconsueta, ma quasi sempre vincente.
In "Kafka sulla spiaggia", l'estro narrativo dell'autore nipponico si sofferma s'una trama non meno singolare, e se possibile ancora più originale del solito. Tutto sembra originato da un misterioso svenimento di gruppo che vede protagonisti alcuni giovanissimi scolari in gita con la loro maestra: siamo nell'ultimo periodo della seconda guerra mondiale, in una remota località del Giappone. L'episodio, oggetto di minuziose indagini, resta inspiegabile secondo ogni logica.
Ci spostiamo con un classico salto temporale ai giorni nostri, quando un giovane quindicenne che sceglie appunto come pseudonimo il nome dell'autore della "Metamorfosi", decide di fuggire di casa. Fugge, come apprendiamo nel corso del racconto, da un padre inquietante, un tenebroso temperamento di artista che non lo ama, e anche in cerca di una famiglia andata in pezzi: quando era piccolissimo sua madre e la sorella lasciarono la casa di famiglia per sempre.
La sua peregrinazione, dopo aver conosciuto una ragazza lunatica ma ospitale, Sakura, si indirizza d'istinto verso una città lontana del Giappone. E' qui che trova prima rifugio e poi perfino lavoro in una biblioteca privata, dove conosce il gentile Oshima e la misteriosa signora Saeki, bella quanto distaccata, di cui s'innamora quasi subito.
Parallelamente seguiamo le strane avventure di un anziano signore di nome Nakata, che confessa a tutti di essere stupido e totalmente analfabeta, ma in compenso possiede facoltà davvero peculiari: sa parlare con i gatti e intuisce prima degli altri l'arrivo di eventi davvero sorprendenti, come una pioggia di pesci. Dopo aver ucciso, quasi senza rendersene conto, proprio il padre crudelissimo del giovane Kafka, si mette in viaggio per portare a compimento una sorta di missione. Lo accompagna, da un certo punto in poi, un camionista schietto e istintivo, Hoshino, che rimane folgorato dallo strano vecchietto.
Non è facile spiegare come, ma tutte queste tessere che procedono per un bel pezzo in maniera autonoma, si svelano lentamente come parti del medesimo mosaico: le lunghe digressioni di Murakami, ch'è un vero maestro nel riempire anche gli apparenti spazi morti di un racconto, danno modo al lettore di accomodarsi nel cuore del puzzle narrativo e scorgere via via più chiaramente i fili dell'ordito, ingegnoso e avvincente come sempre.
La magistrale miscela di cui parlavo è portata qui al virtuosismo, ma con un'abilità straordinaria nel dosaggio dei singoli elementi che non fa mai avvertire certe intrusioni del fantastico, o il gioco delle coincidenze, come stonate nel contesto romanzesco. Proprio in questo equilibrismo sta il tocco inconfondibile di Murakami: dettagli del quotidiano e proverbi popolari, citazioni musicali e filosofiche, crudezza da film horror e sensualità avvolgente, compongono alla fine un disegno narrativo caldo e godibile, dove non si avverte mai la fatica dell'effetto studiato a tavolino, ma l'arte di un vero scrittore del nostro tempo, così contraddittorio e spiazzante come lo conosciamo tutti i giorni.
Probabilmente ci sarà anche chi troverà il tutto poco più di un sapiente "divertissement": e allora? Il divertimento, o meglio l'intrattenimento, è un'arte tutt'altro che minore, anche in letteratura. Se poi è l'espressione di un talento così spiccato e maturo, come quello confermato qui da Murakami, è davvero un'autentica delizia che soprattutto ha il pregio non comune di farci guardare il mondo di sempre con occhi diversi. Consigliato.
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